Materie prime critiche: la strategia europea tra sicurezza, sostenibilità e autonomia
Focus CSR: Regolamento critical materials, 13.04.2026
In collaborazione con la Camera di Commercio Como-Lecco
Garantire l’accesso alle risorse, ridurre le dipendenze esterne e costruire filiere più resilienti rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per l’Unione Europea. In questo contesto, le materie prime critiche assumono un ruolo centrale, non tanto per la loro scarsità in senso assoluto, quanto per la loro importanza strategica e per l’elevato rischio di approvvigionamento che le caratterizza.
Questi temi sono stati al centro del webinar del 13 aprile 2026, promosso da AITI e dalla Camera di Commercio Como-Lecco, che ha approfondito il nuovo Regolamento europeo sulle materie prime critiche e le sue implicazioni per il sistema produttivo. A introdurre lo scenario è stata Jenny Assi, responsabile scientifica CSR di AITI, che ha evidenziato come queste risorse siano oggi al centro di dinamiche geopolitiche sempre più complesse. Come affermano Gila e Mazziero nel loro libro “Geopolitica delle Terre Rare”: La Cina ne blocca le esportazioni. Gli Stati Uniti vogliono annettersi la Groenlandia per estrarle. L’Europa non le produce, ma ne ha un disperato bisogno poiché strategiche per la transizione energetica, l’elettronica, l’aerospazio, l’illuminazione, la difesa e i trasporti. Negli ultimi anni, Stati Uniti ed Europa stanno puntando sul riciclo delle Terre Rare per sostenere lo sviluppo di un’economia circolare. In questo contesto sono nate iniziative come il progetto europeo GioREIA (2018) e REIA (2020), che riuniscono competenze industriali e accademiche per rafforzare il settore a livello internazionale. Un ruolo centrale in Europa è svolto dall’Istituto di terre rare e metalli strategici (ISE) di Lucerna, che funge da osservatorio e hub operativo: monitora prezzi e volumi, offre dati di mercato aggiornati e servizi di analisi dei materiali. Attraverso piattaforme dedicate, consente inoltre l’accesso in tempo reale a listini e supporta attività commerciali e di consulenza. Più recentemente, nel 2024, l’ISE ha ampliato le proprie infrastrutture con un deposito doganale vicino a Zurigo, rafforzando la gestione e lo stoccaggio dei metalli critici.
Durante l’approfondimento tecnico, Alessandra Borghini, consulente per la sostenibilità di Ergo Srl (spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) e partner del progetto SMART della Camera di Commercio Como-Lecco, ha illustrato nel dettaglio il quadro normativo delineato dall’Unione Europea, sottolineando come il regolamento rappresenti una risposta strutturata alle criticità di approvvigionamento. L’obiettivo non è soltanto quello di garantire un accesso più sicuro alle materie prime critiche, ma anche di costruire un sistema più resiliente e capace di integrare sviluppo industriale, diversificazione delle fonti e rafforzamento delle pratiche di economia circolare lungo l’intera catena del valore.
Le materie prime critiche sono oggi indispensabili per un ampio spettro di applicazioni industriali e tecnologiche, in particolare per quelle connesse alla transizione energetica. Batterie, turbine eoliche, dispositivi elettronici e infrastrutture digitali richiedono quantità crescenti di questi materiali, rendendo la loro domanda strutturalmente in aumento. In questo scenario emerge con chiarezza il paradosso della transizione: la progressiva riduzione dell’uso di combustibili fossili comporta una crescente dipendenza da risorse, difficilmente sostituibili, la cui disponibilità è fortemente concentrata in alcuni Paesi . Non è dunque la scarsità a determinare la criticità, bensì la combinazione tra rilevanza economica, dipendenza dalle importazioni e limitata disponibilità di alternative. Questa vulnerabilità si manifesta in modo particolarmente evidente nella struttura delle catene di approvvigionamento globali. Alcuni materiali fondamentali sono prodotti quasi esclusivamente in specifiche aree del mondo: circa il 63% del cobalto utilizzato a livello globale proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, mentre la quasi totalità del magnesio è prodotta in Cina. Ancora più significativa è la concentrazione nelle fasi di trasformazione, dove le terre rare impiegate nei magneti permanenti, essenziali per turbine eoliche e motori elettrici, sono prevalentemente raffinate in Cina. Anche il boro, largamente utilizzato in diversi settori industriali, è fornito per circa il 98% dalla Turchia. Questi dati evidenziano come il rischio non riguardi soltanto l’estrazione, ma l’intera filiera, con una particolare criticità nelle attività di lavorazione e raffinazione.
Il Regolamento europeo si inserisce in questo contesto con l’obiettivo di rafforzare la resilienza del sistema industriale attraverso una strategia integrata. L’Unione Europea ha definito target ambiziosi da raggiungere entro il 2030, orientati a riequilibrare il rapporto tra produzione interna e importazioni. In particolare, si prevede che almeno il 10% del fabbisogno annuo di materie prime critiche sia coperto da attività estrattive interne, che il 40% delle capacità di trasformazione sia localizzato in Europa e che il 25% del consumo provenga da processi di riciclo. A ciò si aggiunge un ulteriore vincolo strategico, secondo cui nessun Paese terzo potrà coprire più del 65% dell’approvvigionamento europeo di una determinata materia prima. Questi obiettivi, pur essendo formalmente attribuiti agli Stati membri, delineano un indirizzo chiaro che influenzerà in modo diretto anche le scelte industriali delle imprese. Accanto al rafforzamento delle capacità produttive, il Regolamento introduce strumenti avanzati di monitoraggio e gestione del rischio, con l’obiettivo di anticipare eventuali interruzioni nelle forniture. In questo ambito, assumono particolare rilievo gli stress test periodici previsti ogni tre anni e l’analisi sistematica delle catene di approvvigionamento, che coinvolge anche le grandi imprese, chiamate a valutare le proprie esposizioni e vulnerabilità. Si tratta di un passaggio importante verso un approccio più proattivo nella gestione dei rischi, che mira a rafforzare la capacità di risposta dell’intero sistema europeo.
Un ruolo sempre più centrale è attribuito all’economia circolare, considerata una leva fondamentale per ridurre la pressione sulle risorse primarie e migliorare la sostenibilità delle filiere. In questa prospettiva, l’Unione Europea ha già identificato undici categorie di rifiuti con elevato potenziale di recupero, tra cui batterie, apparecchiature elettriche ed elettroniche, veicoli e rifiuti derivanti da attività estrattive. Particolarmente significativo è il caso dei residui minerari, che in passato non erano considerati economicamente rilevanti ma che oggi, grazie allo sviluppo tecnologico, possono trasformarsi in una fonte strategica di approvvigionamento. Si stima, ad esempio, che solo in Sardegna siano presenti circa 80 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi, evidenziando il potenziale ancora inespresso di queste risorse.
La strategia europea si traduce anche nell’attivazione di progetti strategici, compresa la (ri)apertura di siti estrattivi in Europa. Attualmente sono stati individuati 47 progetti all’interno dell’Unione Europea, che comprendono soluzioni distribuite lungo tutte le fasi della filiera, a cui si aggiungono ulteriori 13 iniziative in Paesi extra-UE. Questi progetti hanno l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di capacità produttive e tecnologiche, nonché di contenere il più possibile l’impatto ambientale delle attività estrattive. Tuttavia, la loro distribuzione evidenzia come l’attenzione sia ancora prevalentemente concentrata su estrazione e lavorazione, mentre le iniziative legate alla sostituzione dei materiali e all’economia circolare restano limitate, segnalando un ambito in cui l’innovazione dovrà ulteriormente svilupparsi.
Le implicazioni per le imprese sono significative e richiedono un ripensamento delle strategie lungo tutta la catena del valore. In un contesto caratterizzato da crescente incertezza, diventa fondamentale comprendere il proprio grado di dipendenza da materie prime critiche, analizzare i rischi associati alle forniture e sviluppare soluzioni orientate alla resilienza. Questo implica non solo la diversificazione dei fornitori, ma anche l’investimento in modelli circolari, nel recupero dei materiali e nell’innovazione tecnologica.
Infine, emerge con forza la dimensione etica e sistemica della transizione. Come sottolineato nel corso del webinar, non è più sostenibile esternalizzare gli impatti ambientali e sociali legati all’estrazione verso altri Paesi. Le strategie europee devono necessariamente basarsi su partnership equilibrate, capaci di generare benefici reciproci e di evitare nuove forme di dipendenza o sfruttamento. Il Regolamento europeo sulle materie prime critiche rappresenta un passaggio concreto e cruciale verso una maggiore autonomia strategica dell’Unione Europea, ponendo le basi per un sistema industriale più resiliente, trasparente e coerente con gli obiettivi della transizione ecologica e della compatibilità ambientale.

